VALUTAZIONE PSICODIAGNOSTICA

CHE COS’E’ LA VALUTAZIONE DIAGNOSTICA (PSICODIAGNOSI)

La valutazione psicodiagnostica o psicodiagnosi o diagnosi psicologica si configura come un’indagine scientifica che ha come oggetto la realtà psichica dell’individuo e come scopo la valutazione delle funzioni psichiche del soggetto al fine di definirle normali o patologiche ovvero definire la presenza o assenza di un disagio o disturbo. La diagnosi in tal senso è “l’organizzazione critica dei dati osservati ed evocati allo scopo di prendere una decisione” (Saraceni, Montesarchio, 1988), ovvero trattamento.

Tuttavia la diagnosi psicologica non deve solo definire la presenza o assenza di un disturbo rispetto a categorie diagnostiche precostituite (diagnosi categoriale di tipo nosografico ovvero diagnosi psicopatologica)  ma anche contenere quegli aspetti che rendano la diagnosi più descrittiva in modo che possa, da una parte rafforzare la diagnosi categoriale, e dall’altra renderla più specifica per il paziente (diagnosi dinamica suddivisa in tre livelli; diagnosi interpretativa o descrittiva – diagnosi processuale – diagnosi strutturale o personologica o funzionalediagnosi eziopatogenetica). Quindi una diagnosi che consenta di delineare un trattamento evidence based “su misura per il paziente”. Alcuni fattori importanti da considerare sempre sono i  fattori predisponenti (personalità e stili di attaccamento soprattutto), fattori scatenanti o interpretati come tali e fattori di mantenimento del sintomo, ovvero strategie di coping disadattive (e adattive). Questi aspetti sono fondamentali sia ai fini diagnostici che di trattamento in quanto, da una parte aiutano a definire la diagnosi categoriale e di conseguenza il trattamento più efficace per quel sintomo/disturbo (evidence – based treatment EBT), dall’altra  permettono di delineare quella parte di  diagnostica descrittiva in modo da adattare all’interno di quella categorizzazione diagnostica quel trattamento a quella persona. Ovviamente parte dei fattori predisponenti saranno sempre di tipo genetico-biologico.

Da quanto detto si nota come in ambito psicologico diverse tipologie diagnostiche si integrano (anche se ciò non avviene sempre, dipende anche dagli scopi della diagnosi) e come gli strumenti utilizzati per ottenere informazioni (come si vedrà dopo) possano anche sovrapporsi. Bisogna altresì sottolineare come in psicologia clinica o ambito clinico la diagnosi potrebbe essere anche solo di tipo descrittivo lasciando alla psichiatria quella nosografica. In questo caso pur non potendo porre il soggetto all’interno di una categoria diagnostica si può comunque individuare il trattamento evidence – based più indicato in una specifica situazione oltre fatto di adattarlo alle peculiarità della persona.

L’integrazione diagnostica è importante non solo in relazione a quanto sopra ma anche per altri due motivi:

  1. per aderire a quel modello bio-psico-sociale (BPS) che afferma che ogni condizione di salute o di malattia sia la conseguenza dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali/culturali (Engels, 1977; Scwartz, 1982) sia nella predisposizione che nel manifestarsi e nel mantenimento della sintomatologia.

  2. in riferimento alla definizione della Organizzazione Mondiale Sanità (OMS) che definisce la salute come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattia o infermità“ e di cui lo psicologo non può non tener conto ai fini diagnostici e di trattamento anche in situazioni di disagio non definibili e inquadrabili come disturbi psicologici.

 Quindi la psicodiagnosi non solo va ad indagare se vi sia uno stato di disagio o disturbo ma anche  se vi sia più in generale uno stato di benessere della persona.

In tal senso si può definire la psicodiagnostica come quella disciplina che si occupa della valutazione e della diagnostica psicologica, personologica e psicopatologica.

Ma cosa sono nello specifico le diverse tipologie di diagnosi menzionate sopra?


La Diagnosi Categoriale si divide in Diagnosi per Inclusione-Esclusione e Diagnosi per inquadramento Nosografico – Descrittivo.

La diagnosi per inclusione esclusione, usata molto più frequentemente in campo medico, consiste nella formulazione di un’ipotesi diagnostica in base alla presenza – assenza di sintomi e segni e si giunge alla definizione del paziente come sano o malato in relazione a indici o valori considerati nella norma. Tale formulazione viene utilizzata quando ad esempio il clinico deve esprimersi in termini di idoneità – non idoneità etc…

La diagnosi per inquadramento nosografico-clinico, utilizzata prevalentemente in psichiatria, ma anche in psicologia, integrata a una diagnosi più descrittiva, si fonda sul presupposto che il clinico basi la sua valutazione su sintomi e segni in relazione a categorie precostituite e quindi in base al principio di presenza – assenza inquadri la persona in una categoria piuttosto che in un’altra. Categorie definite dai manuali diagnostici quali DSM-5 e DSM-5-TR (APA), ICD 10 (OMS).


La Diagnosi dinamica è divisa in descrittiva, processuale, strutturale o personologica o funzionale.

La diagnosi descrittiva è centrata sulla caratterizzazione del sintomo, ne descrive il contesto e le manifestazione cogliendo gli aspetti più significativi alla base del disagio.

La diagnosi processuale si ha quando si inquadra un punto di equilibrio possibile anche all’interno di un disturbo.

La diagnosi strutturale o personologica o funzionale (bio-psico-sociale) evidenzia aspetti di base di personalità generalmente stabili e irreversibili (non si parla in questo caso necessariamente di disturbi di personalità)  ed è finalizzata a cogliere nel soggetto le sue organizzazioni permanenti a valenza normale o patologica.

Le aree indagate sono il funzionamento emotivo, il funzionamento cognitivo, la percezione e immagine del sé, l’assetto relazionale, la linea evolutiva e/o eziopatogenetica(diagnosi eziopatogenetica).


Tuttavia anche il Manuale Diagnostico Statisto dei Disturbi  Mentali DSM-5  cerca di far suoi questi aspetti descrittivi anche se in un approccio sempre categoriale, includendo all’interno dello stesso sezioni che rimandano anche a un punto di vista sociale e culturale. Inoltre esso cerca di cogliere anche maggiormente le sfumature esistenti tra i diversi disturbi introducendo il criterio di spettro e di specificatori quindi avvicinandosi a una diagnosi più dimensionale anche se esso in pratica rimane ancorato a un approccio categoriale maggiormente inclusivo dei  fattori sociali e culturali, del ciclo della vita e di quelle stesse sfumature definite precedentemente.

La diagnosi si costruisce in base a cinque aspetti (generalmente 4/5 incontri):

  1. analisi della domanda

  2. Anamnesi (segni e sintomi)

  3. esame psichico (esame obiettivo in medicina)

  4. funzionamento (abc)

  5. Eventuali Reattivi psicodiagnostici -test

La  diagnosi psicologica è inoltre un processo dinamico che a volte può definirsi meglio anche in corso di trattamento in virtù di diverse motivazioni.

La diagnosi psicologica o valutazione psicodiagnostica ricopre molteplici ambiti tra cui l’ambito clinico e psicopatologico (età infantile, età adolescenziale, età adulta, età geriatrica) (consulenza o consultazione). A una valutazione psicodiagnostica inserita in un processo di consultazione psicologica può seguire un percorso psicologico di sostegno, abilitazione o riabilitazione psicologica, psicoterapia, etc…

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